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9 ott 2019

L'AFFIDABILITA’ UMANA

Di Luis Felipe Sexto - @lsexto

Da una  prospettiva strettamente concettuale e semplificata, l’affidabilità inerente di un  sistema si relaziona con i numeri di  guasti  che  accadono in un determinato tempo e in determinate condizioni dell’operazione. Da un lato l’affidabilità umana è legata al numero di errori che  si commettono in un tempo ugualmente  determinato e anche in questo caso secondo a specifiche condizioni  di lavoro. Per  questo, l’affidabilità nel contesto operazionale di un sistema, somma i modi di guasto che accadono per natura del  sistema che interagisce con il suo ambiente (chiamiamoli modi di guasti tecnici ) a  quelli determinati dalle  persone che interagiscono  con il  sistema (chiamiamoli modi di  guasto umani o semplicemente errori).
L’affidabilità umana, secondo documenti della UE, è definito come “l’elemento di conoscenza che riguarda la predizione, l’analisi, e riduzione dell’errore umano, concentrandosi sul ruolo della persona nell’operazione del progetto, manutenzione, uso e  gestione di un  sistema sociotecnico”.
Probabilmente la  metodologia più  conosciuta e  applicata per analizzare e  valutare l’affidabilità umana è la  tecnica della predizione del tasso di errore umano (Technique for Human Error Rate Prediction, THERP) THERP;  è la prima tecnica sviluppata in  questo campo che  si  colloca temporalmente all’inizio degli anni ’60.

Con  la THERP è possibile predire la probabilità degli errori umani e valutare il deterioramento  di un sistema individuo-macchina causata dagli errori umani , dai procedimenti, dalle pratiche di esecuzione, così come per altre  caratteristiche del sistema o della persona che influenzano il comportamento dello stesso.

Gli errori sono una misura dell’inaffidabilità umana. Normalmente si accettano tre  tipi di errori umani.
Quelli tecnici che  riguardano una  falsa informazione, scarsa capacità o  abilità per  realizzare un  lavoro determinato. Gli errori inavvertiti che  si  caratterizzano per  essere incoscienti nel  momento in  cui  si  compiono; le implicazioni non tengono  conto della volontà ne del desiderio di commettere l’errore. Si relazionano con il vuoto mentale, la  mancanza  d’attenzione e l’eccesso di fiducia .

Ci sono poi in ultimo gli errori  coscienti, in  questo caso, esiste  intenzionalità di  commettere l’errore  con frequenza  che deriva   da decisioni inadeguate del personale di  direzione. Gli stessi  anche possono  fare la loro apparizione  quando si cerca di nascondere risultati non soddisfacenti, frodi per riceverne benefici, deviazioni  etiche, sabotaggi e cosi via.

L’esistenza dell’affidabilità integrale del sistema suppone sempre, in ultima istanza, la certezza del potere contare su una  elevata affidabilità umana. Tanto il progetto quanto  la gestione che l’operatività e la manutenzione dei sistemi sono  determinai dall’ essere umano. Lavorare con l’affidabilità integrale è un processo di gruppo (preferibilmente  di un  gruppo trasformato in una  squadra di lavoro) e non è possibile sperare aleatoriamente  a dei risultati solo per il lavoro isolato di un individuo. E’ indispensabile  la  partecipazione di tutte le parti interessate nella  determinazione delle azioni per raggiungere e mantenere particolari livelli  di affidabilità. 

L’affidabilità integrale del sistema non è una responsabilità  esclusiva degli  specialisti e deve raggiungersi durante le  differenti fasi del ciclo di vita del sistema.

Senza  dubbio, uno  dei problemi fondamentali che riguarda lo sviluppo della manutenzione dei sistemi di un’impresa è la modalità e mentalità di risoluzione dei problemi che dominano il pensiero di tutti quelli che hanno l’autorità e la  responsabilità di sovrintendere lo stato dei processi .

In non poche occasioni si ricorre alla correzione (e non all’azione correttiva, si veda la differenza in ISO 9000)  come  paradigma di buona pratica di manutenzione. Si tratta del modello intellettuale che  ha dominato la mentalità di molti  individui (direttori, manutentori e altri) per decenni. Indipendentemente dall’esistenza della tecnologia e “buone  pratiche” che non si sono adottate  per  sovrastima o sottostima nel pensare che sono incongruenti con la realtà  dell’impresa.

Di Luis Felipe Sexto - @lsexto

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